Tor Marancia – Street Art Stories – Roma

Tor Marancia la chiamavano Shanghai, era un agglomerato di casupole basse, di una stanza, in cui vivevano famiglie numerose. A Shanghai le abitazioni avevano i servizi in comune, i pavimenti in terra battuta e si allagavano d’inverno, quando il fosso di Tor Carbone era in piena. Le prime case furono costruite nel 1933 dal governatorato di Roma su una zona paludosa in piena campagna, vicino alla Garbatella. Per i continui allagamenti e la densità abitativa, la borgata si guadagnò il nome della più grande città cinese, Shanghai, la metropoli del mondo più vulnerabile alle alluvioni.
Nel quartiere, tirato su in cinquanta giorni, furono trasferiti gli abitanti del centro storico di Roma, quando le loro case furono abbattute dal regime fascista per costruire via dei Fori Imperiali. Andarono a vivere a Shanghai anche famiglie di emigranti che arrivavano dal centro e dal sud dell’Italia. Nel 1948 Shanghai era così malsana che fu deciso di raderla al suolo e di costruire al suo posto i caseggiati popolari, oggi gestiti dall’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater).
Il progetto di riqualificazione di Tor Marancia è costato complessivamente 166mila euro: 45mila sono arrivati dalla fondazione Roma, mentre l’amministrazione comunale ne ha spesi altri trentamila. Il resto dei soldi l’ha messo l’associazione 999 contemporary, spiega Stefano Antonelli che ha ideato il progetto. (fonte: http://www.internazionale.it/reportag…)

Fotografie e montaggio: Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/)

Brano musicale: “Il processo” degli “Evita Cidni” (https://www.facebook.com/evitacidni)

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Abbazia e Rotonda di San Galgano

L’abbazia di San Galgano è un’abbazia cistercense, sita ad una trentina di chilometri da Siena, nel comune di Chiusdino.
Il sito è costituito dall’eremo (detto “Rotonda di Montesiepi”) e dalla grande abbazia, ora completamente in rovina e ridotta alle sole mura, meta di flusso turistico. La mancanza del tetto – che evidenzia l’articolazione della struttura architettonica – accomuna in questo l’abbazia a quelle di Melrose e di Kelso in Scozia, di Tintern in Galles, di Cashel in Irlanda, di Eldena in Germania, di Beauport a Paimpol (Bretagna) e del Convento do Carmo a Lisbona.
La chiesa rispetta perfettamente i canoni della abbazie cistercensi; tali canoni erano stabiliti dalla regola di San Bernardo e prevedevano norme precise per quanto riguarda la localizzazione, lo sviluppo planimetrico e lo schema distributivo degli edifici.
La abbazie dovevano sorgere lungo le più importanti vie di comunicazione (in questo caso la via Maremmana) per render più agevoli le comunicazioni con la casa madre[3]; inoltre in genere erano poste vicino a fiumi (qui la Merse) per poterne sfruttare la forza idraulica; e infine in luoghi boscosi o paludosi per poterli bonificare e poi sfruttarne il terreno per coltivazioni[3]. Dal punto di vista architettonico gli edifici dovevano essere caratterizzati di una notevole sobrietà formale.
La chiesa è perfettamente orientata, cioè ha l’abside volta ad est, ed ha una facciata a doppio spiovente che dall’esterno fa capire la divisione spaziale interna, in questo caso a tre navate. Nella parte inferiore della facciata vi sono quattro semicolonne addossate a lesene che avevano il compito di sostenere un portico, peraltro mai realizzato; l’ingresso all’aula liturgica è affidato a tre portali con arco a tutto sesto ed estradosso a sesto acuto, oggi chiusi da inferriate. Il portale maggiore è decorato con un fregio in cui sono scolpite delle figure fitomorfe a foglie di acanto. Nella parte superiore della facciata, forse rimasta incompiuta, sono collocate due finestre a sesto acuto; la parte terminale è stata reintegrata all’inizio del XX secolo con laterizi. (fonte: Wikipedia)

Fotografie e montaggio: Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/)

Brano musicale: “Intro” degli “Evita Cidni” (https://www.facebook.com/evitacidni)

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Immagini della nuova chiesa di Santa Margherita Belice (AG) edificata nella zona nuova dopo il terremoto, documentazione dei ruderi del paese e del Museo della Memoria dedicato al tragico evento tellurico del gennaio del 1968.

“Vi era anche la Chiesa, che poi era il Duomo di Santa Margherita. (…) La chiesa stessa grande e bella, ricordo, in stile Impero con grandi brutti affreschi incastonati tra gli stucchi bianchi del soffitto…” È questa la descrizione che Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Ricordi d’infanzia in I Racconti, (Milano, Feltrinelli, 1993) fa della chiesa attigua al complesso monumentale del palazzo Filangeri di Cutò di Santa Margherita di Belìce.

La costruzione fu voluta dal nobile Alessandro Filangeri I sul finire del600, l’esterno presentava una facciata barocca, culminata in alto da intagli e dalla statua di S. Rosalia alla quale era dedicata la chiesa; all’interno vi erano numerose decorazioni di stucco e affreschi, l’altare centrale delimitato da due alte colonne scanalate racchiudevano la nicchia con la statua lignea del SS. Crocifisso del XIII sec., che ora si trova nella nuova Chiesa Madre. Un tempo costituiva un luogo di incontro e di riferimento delle attività religiose del paese, ma poi fu rovinosamente distrutta dagli eventi sismici del 1968, che la ridussero ad un cumulo di macerie. Ai danni del sisma si sono aggiunti i ripetuti atti di vandalismo che hanno peggiorato le precarie condizioni decorative.

Oggi l’edificio è stato ricostruito ed è stato realizzato al suo interno il museo, grazie ad un finanziamento del Parco Culturale Terre Sicane.

Il museo, soprattutto nei confronti dei giovani e di chi non può essere a conoscenza di quei fatti tragici, che cambiarono la vita a migliaia di persone, mira a far riflettere sul valore della memoria, una memoria formativa che ci aiuta a capire come eravamo e come siamo.

Al suo interno diversi fotogrammi, citazioni letterarie ed opere pittoriche guidano il visitatore in una affascinante scoperta dei paesi della Valle del Belìce: Gibellina, Montevago, Salaparuta, Poggioreale, Santa Margherita di Belìce, Santa Ninfa, Sambuca di Sicilia e Vita, prima e dopo quella tragica notte del 15 gennaio 1968.

Dalle immagini di quei luoghi di straordinaria bellezza, che in pochi secondi furono distrutti e rovinati dalla forza della natura, si evidenzia la fragilità delle cose umane, si racconta il dolore, l’emergenza, la solidarietà, la rabbia, ma anche la protesta di chi vuole con forza una rinascita ed un futuro.

Lo spazio espositivo ospita un materiale fotografico vario, proveniente in gran parte da archivi e collezioni private. All’interno è possibile visionare, oltre alla produzione di fotografie, anche immagini video-audio, raccolte di quotidiani, riviste dell’epoca ed album di foto.

Completa la visita una sala multimediale, in cui vengono proiettati dei video, attraverso i quali si racconta la storia della Valle del Belìce e dei suoi paesi prima e dopo il 1968 fino ai nostri giorni.”

http://www.comune.santamargheritadibelice.ag.it/il_museo_della_memoria.html

Fotografie e montaggio di Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/)

Brani musicali di Vangelis

Reportage realizzato nel 2010 sulla struttura architettonica del del MAXXI di Roma, edificato su un progetto dell’architetto anglo-irachena Zaha Hadid selezionato in seguito a un concorso internazionale bandito dal Ministro per i Beni Culturali nel 1998.
Il progetto è stato scelto tra 273 candidati provenienti da tutto il mondo e “la proposta di Zaha Hadid ha convinto la giuria per la sua capacità di integrarsi nel tessuto urbano e per la soluzione architettonica innovativa, capace di interpretare le potenzialità della nuova istituzione e di dotarla di una straordinaria sequenza di spazi pubblici”.
http://www.fondazionemaxxi.it/museo_progetto_architettonico.aspx

Fotografie e montaggio di Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/)

Brano musicale: “Tuning” degli INDICATIVE, tratto dall’omonimo album. (http://www.facebook.com/pages/Indicative-Band/199056017857)

San Pio da Pietralcina: Giardini di Roma.
Inaugurata a Roma il 23 ottobre 2010. Il progetto è firmato dall’architetto Alessandro Anselmi alla guida dello Studio di Architettura Anselmi & Associati, vincitore nel 2005 del concorso bandito dal Vicariato di Roma.
La facciata è disegnata da tre curve asimmetriche che richiamano la Trinità.
La pianta della chiesa di S. Pio è disegnata da un rettangolo di proporzioni 2×1. Al centro del lato maggiore del rettangolo è posto l’altare.
“La posizione dell’altare — spiega l’autore del progetto — inconsueta nelle chiese a pianta a sviluppo longitudinale come questa, è in armonia con le volontà liturgiche emerse dal Concilio Vaticano Secondo, per le quali l’insieme dei fedeli costituisce una “comunità” e di conseguenza è necessario che essa usufruisca di una forma spaziale idonea per raccogliersi intorno al suo “pastore” senza particolari gerarchie di posizione, cosa impossibile nella tradizionale collocazione dell’altare sul lato corto nelle chiese a pianta longitudinale”.

Fotografie e montaggio di Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/).

Musica di J.S.Bach

Appena fuori dalla città di Empoli, l’edificio è sede della Cabel (http://www.cabel.it/), azienda che si occupa di sistemi informatici per banche, ha una superficie di circa 4500 mq ed è inserita all’interno in una piccola zona industriale.
L’edificio, circondato da una campagna tipicamente toscana, si sviluppa in orizzontale su due piani fuori terra ed uno interrato, sul fronte principale è protetto da una striscia di verde pubblico che corre parallelo alla strada. Si accede all’interno mediante passerelle sospese su un ampio scavo, che dà luce al piano interrato e crea un vuoto sottostante il livello zero, previsto per ospitare mostre ed installazioni. Di notte questa area si trasforma in una piscina di luce che stacca l’architettura dal terreno, facendola galleggiare nell’oscurità. L’inserimento di elementi vetrati colorati, di giorno producono un cromatismo liquido che pervade gli interni, quasi in bianco e nero; mentre di notte il cromatismo si proietta verso l’esterno in modo vivace, a sottolineare le bucature, i tagli, le forme.
L’edificio è costruito con elementi prefabbricati e rivestito, in copertura e sulle testate, con elementi di alluminio grigio; la copertura ospita un sistema di pannelli solari fotovoltaici, con tecnologia amorfo policristallino, alloggiati in modo da non essere visibili; producono 150Kw rendendo l’edificio quasi autosufficiente (Pubblicato da Massimo Mariani il 29 ottobre 2008 – http://europaconcorsi.com/projects/77879-Cabel-Industry).

Fotografie e montaggio di Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/).

Brano musicale “Watt69” degli INDICATIVE (http://www.myspace.com/indicativeband) tratto dall’album omonimo edito nel novembre 2010 e prodotto da Qanat Records (http://www.myspace.com/qanatrecords).