Certosa di Calci – Pisa (Slide show)

La Certosa di Pisa o, più propriamente, Certosa di Calci, si trova in provincia di Pisa, nel comune di Calci, in una zona pianeggiante alle pendici dei monti pisani chiamata “Val Graziosa”. Ex monastero certosino, ospita attualmente il Museo di storia naturale dell’Università di Pisa.
La Certosa dista circa 10 km dalla città di Pisa e un tempo rientrava nel comune della città. L’aspetto attuale ha forme barocche ed è composta da un grande cortile interno subito dopo l’ingresso, dedicato alla vita comune e punto di incontro con il mondo esterno, mentre oltre gli edifici che circondano il cortile sono disposte le celle, gli orti e gli ambienti più riservati e tranquilli, adatti alla regola di vita certosina.

Fotografie e montaggio: Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/)

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Abbazia di Sant’Antimo (Montalcino – SI)

L’abbazia di Sant’Antimo è un complesso monastico premostratense situato presso Castelnuovo dell’Abate, all’interno del comune di Montalcino, in provincia di Siena. Si tratta di una delle architetture più importanti del romanico toscano.
Attualmente la comunità conta otto monaci, di diverse nazionalità, perlopiù italiana e francese. La comunità è molto attiva e vivace, e porta avanti da diversi anni, oltre alla tradizionale vita monastica, un’intensa attività pastorale rivolta soprattutto alle famiglie e ai giovani. La comunità è impegnata nell’attività pastorale delle vicine comunità parrocchiali. Non solo vi è tra esse e l’abbazia un’intensa collaborazione, ma alcuni monaci sono anche parroci di alcune parrocchie vicine.

Ogni giorno la comunità si riunisce nella chiesa per celebrare le funzioni dettate dalla regola monastica. Tutte le funzioni vengono cantate in gregoriano e in originale lingua latina.

Negli ultimi anni la comunità di Sant’Antimo ha anche registrato vari cd di canto gregoriano, che accompagna le liturgie.

Il 25 maggio 2015, durante un incontro organizzato nella Chiesa di Sant’Egidio, i frati della Comunità annunciano ai fedeli e alla cittadinanza che a fine anno lasceranno definitivamente l’abbazia di Sant’Antimo e si trasferiranno nell’Abbazia di Saint Michel de Frigolet, vicino ad Avignone[3]. Tale decisione, su indicazione dell’Abate Generale dell’Ordine, è dettata da una parte dal numero esiguo di frati presso l’abbazia francese, dall’altra dall’impossibilità di far crescere la comunità negli spazi di Sant’Antimo.
L’edificio più importante e meglio conservato di tutto il complesso è la grande chiesa abbaziale di Sant’Antimo. Essa, completamente in stile romanico, sorge lungo il lato nord del chiostro ed è orientata sull’asse est-ovest, con l’altare ad oriente.

Fotografie e montaggio: Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/)

Brano musicale tratto da: “Lulù” degli “Evita Cidni” (https://www.facebook.com/evitacidni?f…)

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Villa Palagonia (Bagheria)

Villa Palagonia meglio conosciuta come la Villa dei Mostri, è uno dei monumenti siciliani barocchi più conosciuti a livello nazionale e internazionale. La villa fu fatta costruire nel 1715 da Francesco Ferdinando Gravina, principe di Palagonia. Per la progettazione fu incaricato il frate domenicano Tommaso Maria Napoli, architetto coadiuvatore del Senato di Palermo, con la collaborazione di un altro grande e stimato architetto siciliano, Agatino Daidone. Tommaso Maria Napoli ebbe il merito di conferire alla villa uno straordinario disegno planimetrico unitario, con tutti gli elementi che si sviluppano e agiscono coordinatamente rispetto all’asse baricentrico del viale.
Morto il fondatore nel 1737 gli succedette il figlio Ignazio Sebastiano che morì nel 1746. Fu il figlio di questi, Francesco Ferdinando II, a iniziare i lavori per la realizzazione dei corpi bassi che circondano la villa e a ideare le numerose statue grottesche ed il bizzarro arredamento della villa. Ad Henry Swinburne che nel 1777 chiese al principe notizie sull’originale iconografia dei mostri, egli rispose: ”In Egitto, secondo Diodoro Siculo, l’azione dei raggi solari sul limo del Nilo è talmente potente da far scovare ogni sorta di animale”.
Nasce da questa convinzione, probabilmente, la villa dei mostri, chiamata così per le particolari decorazioni che adornano i muri esterni dei corpi bassi, formate da statue in “pietra tufacea d’Aspra”, raffiguranti animali fantastici, figure antropomorfe, statue di dame e cavalieri, gnomi, centauri, draghi, suonatori di curiosi strumenti, figure mitologiche e mostri di tutti i tipi e tempi. Inizialmente le statue erano più di 200, mentre oggi ne restano appena 62, molte delle quali in cattivo stato di conservazione, annerite dallo smog e sbriciolate dagli anni.
La tradizione vuole, inoltre, che il principe di Palagonia fosse brutto e deforme e quindi, quasi per vendicarsi del suo avverso destino, volle ridicolizzare attraverso una serie di caricature amici e conoscenti che lo circondavano e che partecipavano ai tanti ricevimenti che egli era solito tenere nel suo palazzo. Anche l’arredamento dei saloni era alquanto bizzarro: i piedi di alcune sedie erano segati in maniera disuguale così che rimanessero zoppe, mentre altre erano talmente inclinate in avanti che bisognava fare molti sforzi per non scivolare e cadere. Sotto i velluti delle sedie spesso erano stati nascosti spilli e spuntoni.
(testo tratto da http://www.guidasicilia.it/ita/main/rubriche/index.jsp?IDRubrica=1193)

Fotografie e montaggio di Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/)

Brano musicale di J.S. Bach

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Tor Marancia – Street Art Stories – Roma

Tor Marancia la chiamavano Shanghai, era un agglomerato di casupole basse, di una stanza, in cui vivevano famiglie numerose. A Shanghai le abitazioni avevano i servizi in comune, i pavimenti in terra battuta e si allagavano d’inverno, quando il fosso di Tor Carbone era in piena. Le prime case furono costruite nel 1933 dal governatorato di Roma su una zona paludosa in piena campagna, vicino alla Garbatella. Per i continui allagamenti e la densità abitativa, la borgata si guadagnò il nome della più grande città cinese, Shanghai, la metropoli del mondo più vulnerabile alle alluvioni.
Nel quartiere, tirato su in cinquanta giorni, furono trasferiti gli abitanti del centro storico di Roma, quando le loro case furono abbattute dal regime fascista per costruire via dei Fori Imperiali. Andarono a vivere a Shanghai anche famiglie di emigranti che arrivavano dal centro e dal sud dell’Italia. Nel 1948 Shanghai era così malsana che fu deciso di raderla al suolo e di costruire al suo posto i caseggiati popolari, oggi gestiti dall’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater).
Il progetto di riqualificazione di Tor Marancia è costato complessivamente 166mila euro: 45mila sono arrivati dalla fondazione Roma, mentre l’amministrazione comunale ne ha spesi altri trentamila. Il resto dei soldi l’ha messo l’associazione 999 contemporary, spiega Stefano Antonelli che ha ideato il progetto. (fonte: http://www.internazionale.it/reportag…)

Fotografie e montaggio: Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/)

Brano musicale: “Il processo” degli “Evita Cidni” (https://www.facebook.com/evitacidni)

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Abbazia e Rotonda di San Galgano

L’abbazia di San Galgano è un’abbazia cistercense, sita ad una trentina di chilometri da Siena, nel comune di Chiusdino.
Il sito è costituito dall’eremo (detto “Rotonda di Montesiepi”) e dalla grande abbazia, ora completamente in rovina e ridotta alle sole mura, meta di flusso turistico. La mancanza del tetto – che evidenzia l’articolazione della struttura architettonica – accomuna in questo l’abbazia a quelle di Melrose e di Kelso in Scozia, di Tintern in Galles, di Cashel in Irlanda, di Eldena in Germania, di Beauport a Paimpol (Bretagna) e del Convento do Carmo a Lisbona.
La chiesa rispetta perfettamente i canoni della abbazie cistercensi; tali canoni erano stabiliti dalla regola di San Bernardo e prevedevano norme precise per quanto riguarda la localizzazione, lo sviluppo planimetrico e lo schema distributivo degli edifici.
La abbazie dovevano sorgere lungo le più importanti vie di comunicazione (in questo caso la via Maremmana) per render più agevoli le comunicazioni con la casa madre[3]; inoltre in genere erano poste vicino a fiumi (qui la Merse) per poterne sfruttare la forza idraulica; e infine in luoghi boscosi o paludosi per poterli bonificare e poi sfruttarne il terreno per coltivazioni[3]. Dal punto di vista architettonico gli edifici dovevano essere caratterizzati di una notevole sobrietà formale.
La chiesa è perfettamente orientata, cioè ha l’abside volta ad est, ed ha una facciata a doppio spiovente che dall’esterno fa capire la divisione spaziale interna, in questo caso a tre navate. Nella parte inferiore della facciata vi sono quattro semicolonne addossate a lesene che avevano il compito di sostenere un portico, peraltro mai realizzato; l’ingresso all’aula liturgica è affidato a tre portali con arco a tutto sesto ed estradosso a sesto acuto, oggi chiusi da inferriate. Il portale maggiore è decorato con un fregio in cui sono scolpite delle figure fitomorfe a foglie di acanto. Nella parte superiore della facciata, forse rimasta incompiuta, sono collocate due finestre a sesto acuto; la parte terminale è stata reintegrata all’inizio del XX secolo con laterizi. (fonte: Wikipedia)

Fotografie e montaggio: Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/)

Brano musicale: “Intro” degli “Evita Cidni” (https://www.facebook.com/evitacidni)

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Reportage realizzato nel 2010 sulla struttura architettonica del del MAXXI di Roma, edificato su un progetto dell’architetto anglo-irachena Zaha Hadid selezionato in seguito a un concorso internazionale bandito dal Ministro per i Beni Culturali nel 1998.
Il progetto è stato scelto tra 273 candidati provenienti da tutto il mondo e “la proposta di Zaha Hadid ha convinto la giuria per la sua capacità di integrarsi nel tessuto urbano e per la soluzione architettonica innovativa, capace di interpretare le potenzialità della nuova istituzione e di dotarla di una straordinaria sequenza di spazi pubblici”.
http://www.fondazionemaxxi.it/museo_progetto_architettonico.aspx

Fotografie e montaggio di Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/)

Brano musicale: “Tuning” degli INDICATIVE, tratto dall’omonimo album. (http://www.facebook.com/pages/Indicative-Band/199056017857)

San Pio da Pietralcina: Giardini di Roma.
Inaugurata a Roma il 23 ottobre 2010. Il progetto è firmato dall’architetto Alessandro Anselmi alla guida dello Studio di Architettura Anselmi & Associati, vincitore nel 2005 del concorso bandito dal Vicariato di Roma.
La facciata è disegnata da tre curve asimmetriche che richiamano la Trinità.
La pianta della chiesa di S. Pio è disegnata da un rettangolo di proporzioni 2×1. Al centro del lato maggiore del rettangolo è posto l’altare.
“La posizione dell’altare — spiega l’autore del progetto — inconsueta nelle chiese a pianta a sviluppo longitudinale come questa, è in armonia con le volontà liturgiche emerse dal Concilio Vaticano Secondo, per le quali l’insieme dei fedeli costituisce una “comunità” e di conseguenza è necessario che essa usufruisca di una forma spaziale idonea per raccogliersi intorno al suo “pastore” senza particolari gerarchie di posizione, cosa impossibile nella tradizionale collocazione dell’altare sul lato corto nelle chiese a pianta longitudinale”.

Fotografie e montaggio di Salvatore Clemente (http://salvatoreclemente.blogspot.it/).

Musica di J.S.Bach